Ceretta sì o no?

Ceretta sì o no?

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Ceretta sì o no?

Spesso i nostri Clienti ci chiedono se per tenere pulita dai peli la zona da trattare con il laser sia possibile eseguire la depilazione con ceretta.

Sappiamo bene che a loro volta sono sottoposti con grande frequenza a questa richiesta da parte dei loro clienti, ma è importante saper dare una risposta esaustiva che chiarisca perché è bene non farlo.

La consapevolezza è importante, rispondere negativamente non è sufficiente senza dare spiegazioni, e riteniamo che sia anche poco professionale.

Vediamo quali sono le ragioni:

Il laser colpisce ciò che riesce a vedere

Con lo strappo della ceretta il pelo viene estirpato completamente, insieme alla radice.

Per noi è fondamentale invece che ci sia, altrimenti il laser non può colpirlo e non può raggiungere le cellule germinative alla sua base, dato che la lunghezza d’onda del laser, 808 e 1064 nm, vede solo il cromoforo della melanina.

La fototermolisi selettiva senza pelo non può funzionare

Collegandoci a quanto scritto sopra, la fototermolisi selettiva è tale proprio perché seleziona il suo bersaglio. Il pelo funge da antenna, deve essere percorso dal raggio laser iniziando dalla piccola puntina che uscirà dalla pelle (ci si rasa un paio di giorni prima) fino ad arrivare alle cellule germinative. I peli in fase anagen sono gli unici ad avere tutte le proprie funzioni vitali attive, pertanto, se saranno colpiti, riceveranno uno shock termico tale da inattivarle

Aumenterà il numero di sedute da effettuare

Dato che i peli non sono posizionati tutti alla medesima profondità, alla successiva seduta laser i primi a “sbucare” dall’epidermide saranno quelli più superficiali. mentre gli altri ancora non saranno emersi e non verranno quindi colpiti.

In termini pratici questi significa che la cliente farà più sedute e spenderà quindi di più.

Consigliamo quindi di radersi con il rasoio, spiegando bene queste motivazioni è più facile che la cliente comprenda e collabori con noi per ottenere risultati migliori e più rapidi

Quindi…

 NO PELO NO PARTY!

Vedi anche “Perché l’autunno è il momento migliore per iniziare i trattamenti laser?”

Perché l’autunno è il momento migliore per iniziare i trattamenti laser?

Perché l’autunno è il momento migliore per iniziare i trattamenti laser?

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Perché l’autunno è il momento migliore per iniziare i trattamenti laser?

Molti pensano che sia meglio iniziare i trattamenti quando si inizia a vestirsi più leggeri e a scoprirsi, ma non è assolutamente così.

Ecco alcuni dei principali motivi per cui l’autunno è il momento perfetto per iniziare un ciclo di epilazione laser.

La pelle sarà più tollerante con temperature più fresche

Molte persone con il caldo aumentano la sensibilità cutanea al passaggio del laser,  quindi sottoporsi a un trattamento con una temperatura esterna più fresca può eliminare questa possibilità e renderlo  più tollerabile.

L’esposizione al sole è ridotta al minimo

In autunno, in inverno ancor di più, si esce meno, il corpo è più coperto e si è meno esposti alla luce solare.

Mentre in primavera ed in estate è più difficile ripararsi dai raggi ultravioletti, si esce e ci si scopre di più, dopo l’estate le giornate sono più nuvolose, piove e siamo costretti a stare di più in casa e indossare indumenti che ci coprono di più. 

Per questo motivo, pur dovendo sempre utilizzare prodotti con protezione solare dopo il laser, i rischi di macchie e scottature sono sensibilmente ridotti.

C’è tutto il tempo per lavorare senza interruzioni

Se l’obiettivo è sfoggiare una pelle quanto più liscia possibile l’estate successiva, è proprio questa la stagione migliore per cominciare, perché c’è ancora tutto il tempo necessario per lavorare bene ed essere pronti per l’estate. 

Saranno necessarie più sedute per ottenere una riduzione graduale dei peli, quindi iniziare in autunno/inverno garantirà di avere una pelle liscia e ben epilata per la bella stagione.

Un’altra motivazione tecnica

Sappiamo che la pelle più scura richiede maggiore attenzione nel settaggio dei parametri del laser.

Questo significa che anche la pelle abbronzata andrà trattata con più cautela, cosa che in autunno/inverno non si verifica (salvo chi ha la fortuna di andare in vacanza ai Caraibi durante la stagione fredda!)

Vedi anche “Variabili che influenzano i risultati”

Fotosensibilizzanti sì o no?

Fotosensibilizzanti sì o no?

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Fotosensibilizzanti sì o no

Durante i nostri corsi sul laser, ancora oggi che la ricerca da anni ha dato una risposta più che esaustiva, riscontriamo che la maggior parte degli operatori non eseguono il trattamento laser su soggetti che assumono farmaci fotosensibilizzanti: corticosteroidi topici, antistaminici, antibatterici topici, etc.

Ma sarà corretto?

Se si ha ben chiaro come agisce il laser, e cosa stimola una risposta cutanea alle radiazioni, non si dovrebbero avere dubbi, eppure non è sempre così.

Chiariamo il punto: i farmaci fotosensibilizzanti, come dice la parola stessa (FOTO=LUCE) reagiscono ad una luce, più precisamente ad una lunghezza d’onda che va dai 320 ai 400 nm, raggio d’azione a cui appartengono senza dubbio i raggi UV. Ma il laser no!

I laser per epilazione però vanno ben aldilà dello spettro visibile, quelli che possiamo utilizzare in estetica in Italia dagli 800 nm in su (nell’immagine sottostante vediamo uno schema delle varie lunghezze d’onda).

Gli studi scientifici che ne parlano esistono da oltre un decennio, sono pubblicati su tutti i portali di riferimento della ricerca ufficiale; lo stesso centro della farmacovigilanza italiano nel 2012 ha pubblicato l’elenco dei farmaci fotosensibilizzanti/fototossici indicando la lunghezza d’onda che determina una reazione avversa:

“Le reazioni avverse da farmaco da fotosensibilità vengono classificate come fotodermatiti primarie, ossia reazioni esagerate a dosi solitamente innocue di radiazioni nel range dell’ultravioletto e del visibile. La maggior parte dei farmaci fotosensibilizzanti presenta uno spettro d’azione che generalmente si trova nel range degli UVA (320-400 nm) e a volte degli UVB (290-320 nm).”*

Pertanto siamo sicuri che l’assunzione di questi farmaci non sarà un problema per chi si sottopone al trattamento di epilazione laser.

Questo non significa ovviamente che chi ha delle patologie può farlo a cuor leggero. Ecco perché è di fondamentale importanza eseguire un’attentissima disamina, compilarla per iscritto e farla firmare al cliente insieme al consenso informato, dopo averglielo illustrato.

Non ci stancheremo mai di dirlo: il laser è un dispositivo estremamente complesso, per il quale la formazione costante dell’operatore è indispensabile, i nostri clienti lo sanno bene.

Attingi sempre e solo a fonti scientifiche ufficiali e studi pubblicati.

Fonte: PUBMED DOI:10.1007/s10103-014-1553-0. – * www.farmacovigilanza.eu

Vedi anche “Quanto distanziare le sedute laser”

Cosa influenza i risultati?

Cosa influenza i risultati?

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Quali variabili influenzano i risultati?

Il laser è una tecnologia complessa, meravigliosa per certi versi ma sicuramente non facile da utilizzare e non basta un corso di un paio d’ore per apprenderne tutte le dinamiche.

Spesso veniamo contattati da Centri estetici che, pur avendo buoni macchinari, non riescono ad ottenere risultati soddisfacenti.

La formazione è fondamentale, e riguarda non soltanto l’operatività in senso stretto, ma anche la conoscenza delle variabili che influenzano i risultati e dalla capacità di gestione delle stesse.

Protocolli standard possono andare bene in alcuni casi ma non in altri.

Vari fattori possono influenzare gli esiti, come ad esempio:

  1. Posizione dei peli: i peli ascellari e pubici rispondono meglio dei peli sulle estremità e sul torace
  2. Colore della pelle e dei peli: la pelle chiara con peli scuri ottiene i migliori risultati a causa della scarsa presenza di melanina nella pelle che è presente invece in abbondanza nel pelo e assorbirà l’energia laser conducendola nel follicolo pilifero con rischi di effetti collaterali minori.
  3. Densità pilifera: un posizionamento di peli fitto richiede una quantità di energia (fluenza) decisamente inferiore rispetto ad un’area dove il numero di peli è ridotto
  4. Tipologia di peli: follicoli multigemini, peli spessi, sottili, tendenti al rosso, incarniti, vanno trattati sempre con impostazioni specifiche 
  5. Fase di crescita dei peli: i peli in fase anagen sono gli unici che avranno un buon risultato e sono circa il 20-30% del visibile
  6. Tipologia di laser: gli algoritmi del macchinario e la lunghezza d’onda, ad esempio
  7. Stato ormonale: patologie e sensibilità dei tessuti bersaglio
  8. Soglia del dolore: se troppo bassa l’energia utilizzata non sarà sufficiente
  9. Protocolli operativi: sono la base del nostro lavoro
  10. Protocolli domiciliari: una pelle ben preparata risponde meglio al trattamento
  11. Preparazione e professionalità dell’operatore: senza queste non si va da nessuna parte

Come migliorare i risultati?

Soltanto un’ottima formazione ti aiuterà a performare sempre meglio.

L’epilazione laser viene studiata da oltre 40 anni, i protocolli operativi cambiano continuamente. Aver fatto un corso anche solo pochi anni fa non è sufficiente, perché le nuove scoperte aprono nuovi orizzonti e si creano nuove, se non ti aggiorni resti indietro.

Per aggiornamento non intendiamo saltare da un gruppo Facebook a Instagram dove chiunque scrive le proprie opinioni quasi sempre basate sul sentito dire.

Attingi sempre e solo a fonti scientifiche ufficiali e studi pubblicati.

Vedi anche “Quanto distanziare le sedute laser”

Tecnica Blend

Tecnica Blend

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La tecnica blend

 

Nel 1938, l’elettrologo Henri St. Pierre e l’ingegnere Arthur Hinkel ebbero l’idea di combinare la sicurezza e l’efficacia dell’elettrolisi galvanica con il comfort e la velocità della termolisi. Nacque così il metodo Blend (fusione), che ebbe subito un grande successo.

In questa modalità, infatti, la corrente ad alta frequenza (termolisi) non viene utilizzata per coagulare i tessuti ma semplicemente per riscaldarli per aumentare il potere distruttivo e la propagazione della liscivia prodotta dalla corrente galvanica.

Riscaldando i tessuti attorno alla sonda, la matrice intercellulare viene trasformata in una massa porosa. Questa porosità facilita l’infiltrazione della liscivia in tutti gli spazi aperti del follicolo, aumentandone il raggio d’azione. Le onde corte della termolisi producono anche vibrazioni nei fluidi tissutali che circondano l’ago. Grazie a queste vibrazioni, la liscivia prodotta dalla corrente galvanica inizierà a muoversi saturando rapidamente i tessuti circostanti.

Ciò significa che la liscivia può quindi essere efficace su un’area target più ampia e continuare la sua azione dopo che la sonda è stata rimossa. 

La tecnica blend si rivela particolarmente efficace nei casi in cui i follicoli piliferi sono diventati distorti e/o difficili da raggiungere solo con la sola corrente galvanica o con la termolisi. Insieme, consentono alla soda caustica (liscivia) di raggiungere più facilmente le cellule germinative responsabili della crescita dei peli.

Nel 1968 Hinkel e Lind pubblicarono il loro lavoro  “Electrolysis, Thermolysis and the Blend” e il metodo finalmente si diffuse prima in Inghilterra e poi in Australia alla fine degli anni ’70. 

Ma non finisce qui: all’inizio degli anni ’90 la ricercatrice australiana Noreen Roesler, che investì tutta la propria vita sullo studio dell’elettrolisi,  si recò negli Stati Uniti, patria della tecnologia, per approfondire le proprie conoscenze. Portò alcune macchine per l’elettrolisi nel suo Paese e, con l’aiuto di alcuni amici/clienti ingegneri, le modificò, pubblicò diversi manuali sui protocolli operativi.

Diede così una nuova vita a questa tecnica che era stata messa da parte e che ancora oggi studiamo anche noi in Italia nelle scuole di estetica.

Come già scritto in un precedente articolo, nel 2007 la FDA statunitense riconfermò l’elettrolisi come unico metodo di epilazione permanente.

Conclusioni

Alla fine i vantaggi delle tecniche elettrolisi, termolisi e blend si possono riassumere in poche righe: sono utili per trattare i peli bianchi, rossi o biondi molto chiari, si possono utilizzare su nei e tatuaggi, su tutti i tipi di peli e pelle e danno risultati realmente definitivi. 

Gli svantaggi invece sono costituiti da un disagio da parte del soggetto trattato in quanto fastidiose, la lunghezza delle sedute, i rischi correlati ad una eventuale non perfetta esecuzione del trattamento ed anche i costi.

Alla fine dei conti, nonostante i loro limiti oggettivi, IPL e soprattutto il LASER restano al momento le tecnologie più evolute, performanti e gradite ai clienti.

Bibliografia

Chrysis. (1929). The complexion volte face and a new element in beauty culture. Britannia1(6), October, 116.

Doin, G. (Ed.). (1924). Bulletin général de thérapeutique. Paris.

Cartwright, E., Morris, G., & Severn, M. (2001). Electro-epilation: A practical approach. Cheltenham, UK: Nelson Thomas Ltd.

Cumberbatch, E. P. (1937). Diathermy including diathermotherapy and other forms of medical and surgical electrothermic treatment (3rd ed.). Great Britain: William Heinemann (Medical Books) Ltd.

Eberhart, N. M. (1911). A working manual of high frequency currents. Chicago: New Medicine Publishing Company.

Godfrey, S. (1992). The principles and practice of electrical epilation (3rd ed.). Oxford: Butterworth-Heinemann.

Hinkel, A. R., & Lind, R. W. (1968). Electrolysis, thermolysis and the blend: The principles and practice of permanent hair removal. Los Angeles, CA: Arroway.

Mahler, H. C. (1992). Epilator routes: 70 years of progress. A brief photo history. International Hair route. August, 16-20.

McDonough, E. G. (1937). Truth about cosmetics. New York, Drug and Cosmetic Company.

 

Vedi anche “L’elettrolisi” e “La termolisi”

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