Cosa influenza i risultati?

Cosa influenza i risultati?

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Quali variabili influenzano i risultati?

Il laser è una tecnologia complessa, meravigliosa per certi versi ma sicuramente non facile da utilizzare e non basta un corso di un paio d’ore per apprenderne tutte le dinamiche.

Spesso veniamo contattati da Centri estetici che, pur avendo buoni macchinari, non riescono ad ottenere risultati soddisfacenti.

La formazione è fondamentale, e riguarda non soltanto l’operatività in senso stretto, ma anche la conoscenza delle variabili che influenzano i risultati e dalla capacità di gestione delle stesse.

Protocolli standard possono andare bene in alcuni casi ma non in altri.

Vari fattori possono influenzare gli esiti, come ad esempio:

  1. Posizione dei peli: i peli ascellari e pubici rispondono meglio dei peli sulle estremità e sul torace
  2. Colore della pelle e dei peli: la pelle chiara con peli scuri ottiene i migliori risultati a causa della scarsa presenza di melanina nella pelle che è presente invece in abbondanza nel pelo e assorbirà l’energia laser conducendola nel follicolo pilifero con rischi di effetti collaterali minori.
  3. Densità pilifera: un posizionamento di peli fitto richiede una quantità di energia (fluenza) decisamente inferiore rispetto ad un’area dove il numero di peli è ridotto
  4. Tipologia di peli: follicoli multigemini, peli spessi, sottili, tendenti al rosso, incarniti, vanno trattati sempre con impostazioni specifiche 
  5. Fase di crescita dei peli: i peli in fase anagen sono gli unici che avranno un buon risultato e sono circa il 20-30% del visibile
  6. Tipologia di laser: gli algoritmi del macchinario e la lunghezza d’onda, ad esempio
  7. Stato ormonale: patologie e sensibilità dei tessuti bersaglio
  8. Soglia del dolore: se troppo bassa l’energia utilizzata non sarà sufficiente
  9. Protocolli operativi: sono la base del nostro lavoro
  10. Protocolli domiciliari: una pelle ben preparata risponde meglio al trattamento
  11. Preparazione e professionalità dell’operatore: senza queste non si va da nessuna parte

Come migliorare i risultati?

Soltanto un’ottima formazione ti aiuterà a performare sempre meglio.

L’epilazione laser viene studiata da oltre 40 anni, i protocolli operativi cambiano continuamente. Aver fatto un corso anche solo pochi anni fa non è sufficiente, perché le nuove scoperte aprono nuovi orizzonti e si creano nuove, se non ti aggiorni resti indietro.

Per aggiornamento non intendiamo saltare da un gruppo Facebook a Instagram dove chiunque scrive le proprie opinioni quasi sempre basate sul sentito dire.

Attingi sempre e solo a fonti scientifiche ufficiali e studi pubblicati.

Vedi anche “Quanto distanziare le sedute laser”

Tecnica Blend

Tecnica Blend

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La tecnica blend

 

Nel 1938, l’elettrologo Henri St. Pierre e l’ingegnere Arthur Hinkel ebbero l’idea di combinare la sicurezza e l’efficacia dell’elettrolisi galvanica con il comfort e la velocità della termolisi. Nacque così il metodo Blend (fusione), che ebbe subito un grande successo.

In questa modalità, infatti, la corrente ad alta frequenza (termolisi) non viene utilizzata per coagulare i tessuti ma semplicemente per riscaldarli per aumentare il potere distruttivo e la propagazione della liscivia prodotta dalla corrente galvanica.

Riscaldando i tessuti attorno alla sonda, la matrice intercellulare viene trasformata in una massa porosa. Questa porosità facilita l’infiltrazione della liscivia in tutti gli spazi aperti del follicolo, aumentandone il raggio d’azione. Le onde corte della termolisi producono anche vibrazioni nei fluidi tissutali che circondano l’ago. Grazie a queste vibrazioni, la liscivia prodotta dalla corrente galvanica inizierà a muoversi saturando rapidamente i tessuti circostanti.

Ciò significa che la liscivia può quindi essere efficace su un’area target più ampia e continuare la sua azione dopo che la sonda è stata rimossa. 

La tecnica blend si rivela particolarmente efficace nei casi in cui i follicoli piliferi sono diventati distorti e/o difficili da raggiungere solo con la sola corrente galvanica o con la termolisi. Insieme, consentono alla soda caustica (liscivia) di raggiungere più facilmente le cellule germinative responsabili della crescita dei peli.

Nel 1968 Hinkel e Lind pubblicarono il loro lavoro  “Electrolysis, Thermolysis and the Blend” e il metodo finalmente si diffuse prima in Inghilterra e poi in Australia alla fine degli anni ’70. 

Ma non finisce qui: all’inizio degli anni ’90 la ricercatrice australiana Noreen Roesler, che investì tutta la propria vita sullo studio dell’elettrolisi,  si recò negli Stati Uniti, patria della tecnologia, per approfondire le proprie conoscenze. Portò alcune macchine per l’elettrolisi nel suo Paese e, con l’aiuto di alcuni amici/clienti ingegneri, le modificò, pubblicò diversi manuali sui protocolli operativi.

Diede così una nuova vita a questa tecnica che era stata messa da parte e che ancora oggi studiamo anche noi in Italia nelle scuole di estetica.

Come già scritto in un precedente articolo, nel 2007 la FDA statunitense riconfermò l’elettrolisi come unico metodo di epilazione permanente.

Conclusioni

Alla fine i vantaggi delle tecniche elettrolisi, termolisi e blend si possono riassumere in poche righe: sono utili per trattare i peli bianchi, rossi o biondi molto chiari, si possono utilizzare su nei e tatuaggi, su tutti i tipi di peli e pelle e danno risultati realmente definitivi. 

Gli svantaggi invece sono costituiti da un disagio da parte del soggetto trattato in quanto fastidiose, la lunghezza delle sedute, i rischi correlati ad una eventuale non perfetta esecuzione del trattamento ed anche i costi.

Alla fine dei conti, nonostante i loro limiti oggettivi, IPL e soprattutto il LASER restano al momento le tecnologie più evolute, performanti e gradite ai clienti.

Bibliografia

Chrysis. (1929). The complexion volte face and a new element in beauty culture. Britannia1(6), October, 116.

Doin, G. (Ed.). (1924). Bulletin général de thérapeutique. Paris.

Cartwright, E., Morris, G., & Severn, M. (2001). Electro-epilation: A practical approach. Cheltenham, UK: Nelson Thomas Ltd.

Cumberbatch, E. P. (1937). Diathermy including diathermotherapy and other forms of medical and surgical electrothermic treatment (3rd ed.). Great Britain: William Heinemann (Medical Books) Ltd.

Eberhart, N. M. (1911). A working manual of high frequency currents. Chicago: New Medicine Publishing Company.

Godfrey, S. (1992). The principles and practice of electrical epilation (3rd ed.). Oxford: Butterworth-Heinemann.

Hinkel, A. R., & Lind, R. W. (1968). Electrolysis, thermolysis and the blend: The principles and practice of permanent hair removal. Los Angeles, CA: Arroway.

Mahler, H. C. (1992). Epilator routes: 70 years of progress. A brief photo history. International Hair route. August, 16-20.

McDonough, E. G. (1937). Truth about cosmetics. New York, Drug and Cosmetic Company.

 

Vedi anche “L’elettrolisi” e “La termolisi”

Termolisi

Termolisi

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La termolisi

termolisi
 

A causa del costo elevato e della lunga durata dell’elettrolisi, i professionisti erano sempre alla ricerca di un’alternativa.

Nel 1885 Leopold Freund, pioniere della radioterapia, usò i raggi X per curare un neo peloso. Dopo 20 ore di esposizione ai raggi X i peli caddero. Nel 1901 venne pubblicata questa nuova metodologia con i risultati ottenuti, suscitando grande interesse nel mondo medico  ed il trattamento dei peli superflui con i raggi X decollò.

Negli anni ’20, i dispositivi a raggi X erano popolari come metodo di depilazione rapido e indolore, molto più di quanto lo sia oggi il laser.

Passarono altri 10-15 anni prima che le conseguenze mortali di questo trattamento diventassero evidenti, quando la maggior parte dei pazienti contrasse il cancro e molti morirono. E ovviamente questa metodologia venne accantonata. 

Serviva quindi una nuova alternativa più confortevole e rapida dell’elettrolisi galvanica.

Nacque così la termolisi (o diatermia a onde corte), sviluppata dal dottor Bordier di Lione nel 1923.

Come funziona la termolisi?

La termolisi funziona secondo lo stesso principio del forno a microonde, utilizzando una corrente alternata ad alta frequenza che cambia costantemente polarità e quindi direzione.

La costante attrazione e repulsione degli atomi all’interno dei tessuti genera attrito delle strutture atomiche nella materia circostante e si traduce in un effetto di riscaldamento che può raggiungere anche 60°. Per dirlo con parole più semplici, l’attrito dovuto alle vibrazioni è un fenomeno che ricorda il calore generato dallo sfregamento di due bastoncini per accendere un fuoco. 

Quando questa corrente CA passa attraverso una sonda (l’ago) inserita nel follicolo pilifero accanto ai peli, la sua energia a radiofrequenza si converte in calore all’interno del liquido presente nel follicolo, che poi elettrocoagula il tessuto circostante.

La termolisi è molto più rapida e semplice da applicare rispetto al metodo galvanico originale.

È stata originariamente introdotta come metodo per rimuovere il vellus (peluria chiara) estendendone poi l’applicazione a tutte le tipologie di peli, grazie anche alla più rapida velocità di applicazione.

E la tecnica blend?

Nel prossimo post vedremo cos’è, come si è evoluta oggi la tecnologia, e come le stesse elettrolisi e termolisi sono cambiate nel tempo.

 

Vedi anche “L’elettrolisi”

Foto: South Australian Medical Heritage Society – Museo Virtuale

Elettrolisi

Elettrolisi

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L’epilazione laser è definitiva?

elettrolisi

La definizione corretta dell’epilazione laser è “riduzione progressiva dei peli”, mentre è un errore chiamarla “rimozione PERMANENTE o DEFINITIVA”, poiché si farebbe una promozione del trattamento ingannevole, e quindi sanzionabile da parte delle autorità.

Dai primi anni ’90 negli Stati Uniti si utilizzano i laser per epilazione, approvati anche dalla Food and Drug Administration (FDA), ma non per l’epilazione definitiva.

Il Bollettino informativo sulla salute dei consumatori della FDA del 27 giugno 2007 afferma:

“La Food and Drug Administration (FDA) statunitense riconosce l’elettrologia come strumento di depilazione permanente. L’identificazione della FDA nel Titolo 21, CFR, Sez. 878.5350 per gli epilatori ad ago è: “un dispositivo destinato a rimuovere il pelo distruggendo la papilla dermica di un pelo”. Poiché nessun altro apparecchio per la depilazione ha l’identificazione univoca di “distruggere la papilla dermica di un pelo”, solo gli elettrologi possono rivendicare la depilazione permanente nella loro pubblicità”.

L’Agenzia governativa americana ha dato il via ad un’onda che si è propagata rapidamente in tutto il mondo, ed ormai è , o dovrebbe essere, di dominio pubblico l’informazione che con epilazione “permanente” o “definitiva” si deve definire la riduzione stabile e a lungo termine del numero di peli che ricrescono dopo un determinato numero di sessioni.

Per questo motivo, una vera Professionista ragguaglia i propri Clienti, tramite il consenso informato, circa aspettative e possibili alternative al trattamento laser, che resta comunque la tecnologia più diffusa e richiesta per la riduzione dei peli superflui.

Ma vediamo cosa utilizzano gli elettrologi.

Come funziona l’ago elettrico?

Esistono ben tre metodiche epilatorie per rimuovere i peli in modo permanente e definitivo.

In estetica si usa da quasi centocinquanta anni l’ago elettrico, normato in Italia dalla scheda n.16 del D.M. 206/2015. Inizialmente si utilizzava la corrente galvanica, poi si è passati alla termolisi e successivamente alla tecnica blend, che unisce le altre due.

Il sistema di funzionamento di queste tecniche è decisamente diverso dal laser, trattandosi di una sonda (l’ago) che penetra nel follicolo con l’obiettivo di coagulare i tessuti circostanti (cellule germinative e bulge).

Questo consente di operare su qualsiasi tipologia di pelo, ottenendo ottimi risultati sui peli troppo chiari (biondi o bianchi) e rossi, indipendentemente dalla loro fase di crescita, che con il laser o la luce pulsata(IPL) non sarebbero trattabili.

Che differenza c’è tra elettrolisi, termolisi e tecnica blend?

L’elettrolisi galvanica

Nel lontano 1875 l’oculista Dottor Charles Michel inventò questo metodo per la delicata procedura di rimozione delle ciglia incarnite: collegò un ago dorato all’elettrodo negativo di una batteria, e lo inserì nel follicolo pilifero delle ciglia.

Prende il nome proprio dalla cella galvanica (quella che conosciamo come batteria) che alimentava questi primi dispositivi. Nonostante l’enfasi sul termine “elettro”, l’elettrolisi galvanica è un processo chimico.

Elettrolisi occhio

È noto infatti che l’applicazione diretta di una corrente elettrica a bassa tensione ad una soluzione salina produce una reazione chiamata elettrolisi.

Nel nostro caso specifico, quando l’ago viene introdotto nel follicolo, la sua carica negativa provoca la scomposizione del sale e dell’acqua nei rispettivi elementi chimici, che vengono poi rapidamente riorganizzati per formare sostanze completamente diverse.

Le nuove sostanze prodotte durante l’elettrolisi galvanica sono l’idrossido di sodio e il perossido di idrogeno. L’idrossido di sodio (noto anche come lisciva) è caustico e agisce come un detergente: è un efficace agente distruttivo che, quando viene prodotto nel follicolo pilifero, distrugge le cellule germinative che danno origine ai peli.

La disgregazione chimica del follicolo continua anche dopo la rimozione del pelo; alcuni operatori rimuovono il pelo stesso molto prima della sonda. L’altro composto residuo prodotto dalla reazione della liscivia nel follicolo è il perossido di idrogeno che, a queste concentrazioni, mantiene il follicolo sterile e aiuta ad innescare il processo di guarigione.

Il dermatologo William Hardaway rimase colpito da questa tecnica e la sperimentò sui pazienti con problemi di ipertricosi. con un tale successo che decise di presentarla all’American Dermatological Association.

L’uso della tecnica si diffuse rapidamente negli ambienti medici. Nel 1889 un medico di Detroit riferì di aver trattato oltre 1.500 casi di peli superflui con l’elettrolisi.

Ben presto la depilazione sfuggì alle mani dei medici e venne praticata da barbieri, parrucchieri ed estetiste negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia, mentre in Francia poteva essere utilizzata solo dai medici.

L’elettrolisi, pur soddisfacendo l’esigenza di rimuovere i peli, che già all’epoca in cui fu inventata era molto sentita, non era scevra da problematiche.

Alcune di queste erano dovute ai limiti tecnici delle attrezzature utilizzate, altri erano inerenti al metodo: si manifestavano frequenti infezioni, il processo era molto lento, spesso doloroso, poteva produrre cicatrici evidenti se eseguito in modo affrettato o errato e/o creare problemi di pigmentazione nelle aree trattate.

La tolleranza del paziente, la variazione del tipo di pelle e di peli, l’affaticamento dell’operatore, l’acutezza della vista e il costo dei trattamenti sono stati tutti fattori che hanno inevitabilmente influenzato l’esito delle sedute. Il fatto che i pazienti abbiano dovuto sopportare tutti questi inconvenienti ci dà un’idea di quanto fossero disperati nel tentativo di eliminare i peli superflui.

Si rese necessario evolvere questa tecnologia, cosa che avvenne 50 anni dopo con la termolisi.

Lo vedremo nel prossimo articolo

Vedi anche “tecnica blend”

Quanto distanziare le sedute laser

Quanto distanziare le sedute laser

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Quanto distanziare le sedute laser

Quando sono arrivati sul mercato i primi laser, era consuetudine distanziare tra loro le sedute di circa 30 giorni, una al mese.

Nel tempo i protocolli operativi sono cambiati e spesso leggiamo di sedute distanziate perfino di tre mesi l’una dall’altra.

Ci siamo chiesti se questo fosse corretto, e abbiamo fatto un’accurata ricerca in rete per trovare qualche fonte scientifica che avvalorasse la fondatezza di un diradamento delle sessioni tanto importante a beneficio di un’ottimizzazione dei risultati, ma non l’abbiamo trovata.

Abbiamo invece reperito un studio comparativo molto interessante, pubblicato sull’International Journal of Dermatology, che dimostra e conferma innanzitutto che il danno biologico controllato ottenuto è influenzato, come già si sapeva, dalla fluenza, dalla lunghezza d’onda, dalla durata dell’impulso e dalla grandezza dello spot (la punta del manipolo).

In una revisione retrospettiva della cartella clinica di 176 pazienti sottoposti ad epilazione laser assistita con un laser a diodi sono stati selezionati 24 pazienti. Tutti hanno accettato di essere seguiti per 5 mesi. Alla fine dello studio i pazienti sono stati interrogati sull’efficacia del trattamento e sugli effetti avversi, ed è stato effettuato anche il conteggio dei peli, per avere elementi oggettivi utili.

Anche i vari effetti avversi (dolore, vesciche o erosione, iperpigmentazione, ipopigmentazione e follicolite) sono stati esaminati durante il periodo di follow-up per ottenere dei dati statistici.

La riduzione media dei peli è stata del 78,1%, 45,8% e 28,7% rispettivamente con intervallo di 45, 60 e 90 giorni (P < 0,0001).

Ogni quanto fare le sedute

La cadenza 30-45 giorni quindi, salvo rare eccezioni, resta al momento la più performante per ottimizzare tempi, risultati e costi.

Quando ci accorgiamo, dopo diverse sedute, che la ricrescita dei peli sta rallentando e che il nostro cliente si presenta con pochissimi peli da colpire, possiamo semplicemente modificare la modalità operativa, impostando frequenza più bassa e fluenza più alta, sempre valutando come il nostro laser performa meglio e quali feedback riceviamo dal soggetto trattato.

Fonte: studio PMID: 15663662

 

Vedi anche come e quando cambiare il filtro dell’acqua

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