Prevenzione dei tumori cutanei: il ruolo dell’estetista

Prevenzione dei tumori cutanei: il ruolo dell’estetista

Nel lavoro quotidiano di un centro estetico, la pelle non è solo il tessuto su cui operiamo, ma un libro aperto. Durante un trattamento viso, un massaggio o un’epilazione, l’estetista ha un privilegio unico: osservare da vicino zone del corpo che la cliente stessa fatica a monitorare, ed è per questo che nella prevenzione dei tumori cutanei svolge un ruolo fondamentale.

Questa vicinanza offre un’opportunità straordinaria di prevenzione. Non si tratta di invadere il campo medico, ma di elevare il valore del proprio servizio, trasformando il centro estetico in un presidio di benessere e consapevolezza.

Il ruolo dell’estetista: osservare senza diagnosticare

È fondamentale tracciare un confine netto: l’estetista non fa diagnosi. La diagnosi di melanoma o basalioma spetta esclusivamente al dermatologo tramite mappatura dei nei, biopsia ed esame istologico.

Tuttavia, l’operatrice professionista agisce come una sentinella. Grazie alla visione privilegiata di zone “nascoste” (come schiena, cuoio capelluto, cavo popliteo, piante dei piedi) e alla frequenza mensile o addirittura settimanale degli appuntamenti, può notare evoluzioni sospette che amici o familiari potrebbero ignorare.

Cosa NON fare

  • Utilizzare termini clinici: evita di nominare “melanoma” o “tumore”.

  • Rassicurare eccessivamente: frasi come “Non è niente, stai tranquilla” sono rischiose.

  • Allarmare: evita toni catastrofici che possano generare panico.

Cosa FARE

  • Monitoraggio sistematico: inserisci l’osservazione dei nei nella tua routine di trattamento.

  • Suggerire con tatto: consiglia sempre un controllo specialistico per “eccesso di prudenza”.

La regola ABCDE: il tuo strumento di screening visivo

Per capire quando una formazione cutanea merita attenzione, la comunità scientifica (AIRC e associazioni dermatologiche) suggerisce la regola ABCDE. Imparala a memoria e applicala mentalmente durante ogni seduta:

Parametro Cosa osservare Segnale di allerta
A – Asimmetria La forma del neo. Le due metà del neo sono diverse tra loro.
B – Bordi Il perimetro della macchia. Bordi irregolari, frastagliati o “a carta geografica”.
C – Colore L’omogeneità cromatica. Presenza di più colori (nero, marrone, rosso, blu).
D – Dimensioni Il diametro del neo. Superiore ai 6 mm o in rapida crescita.
E – Evoluzione Il cambiamento nel tempo. Modifiche di forma, colore o comparsa di prurito/sangue.

Segnali d’allarme durante la consulenza

Oltre alla regola ABCDE, presta attenzione a questi dettagli durante la compilazione della scheda cliente o l’analisi del fototipo:

  • Il “Brutto Anatroccolo”: un neo che appare completamente diverso da tutti gli altri presenti sul corpo della cliente.

  • Lesioni persistenti: una crosticina che non guarisce o una macchia traslucida che tende a sanguinare spontaneamente.

  • Anamnesi: clienti con fototipo chiaro o storia familiare di tumori cutanei richiedono un occhio ancora più attento.

Comunicare con empatia e professionalità

La parte più delicata è riferire l’osservazione alla cliente senza spaventarla, ma motivandola all’azione.

Esempio di approccio: “Mentre lavoravamo sulla schiena, ho notato questa piccola macchia che mi sembra cambiata dall’ultima volta. Io non sono un medico, ma nel nostro protocollo operativo consigliamo sempre un controllo dal dermatologo per sicurezza. È solo uno scrupolo in più per la tua salute!”

Questo approccio non solo tutela la cliente, ma rafforza la sua fiducia nei tuoi confronti: percepisce che la sua salute ti sta a cuore quanto la sua bellezza.

Trasformare il centro in un alleato della prevenzione

Promuovere la salute della pelle e fare prevenzione eleva il posizionamento del tuo centro. Ecco alcune azioni pratiche:

  • Materiale informativo: Esponi in sala d’attesa poster o brochure sulla prevenzione solare e la regola ABCDE.

  • Educazione solare: Spiega sempre l’importanza dei filtri SPF, non solo al mare ma come protezione quotidiana contro l’invecchiamento e i danni cellulari.

  • Schede tecniche: Mantieni note (o foto, previo consenso) su eventuali inestetismi cutanei per monitorarne l’evoluzione nel tempo.

Conclusione

Il benessere estetico non può prescindere dalla salute. Essere un’estetista consapevole significa offrire un servizio che va oltre il trattamento: significa prendersi cura della persona nella sua interezza, contribuendo a salvare vite grazie a un semplice, professionale sguardo attento.

Cisti post epilazione laser: cause, prevenzione e rischi

Cisti post epilazione laser: cause, prevenzione e rischi

Cisti post epilazione laser: cause, prevenzione e rischi

La cisti post epilazione laser è un fenomeno che può manifestarsi dopo il trattamento, ma che spesso viene frainteso o poco spiegato, e che invece merita una risposta scientifica chiara.

Cosa può succedere dopo un’epilazione laser

Dopo epilazione laser in aree come ascelle e inguine, in alcuni casi può comparire un piccolo nodulo sottocutaneo transitorio. Il fenomeno sembra legato a una risposta infiammatoria locale e al coinvolgimento termico delle strutture follicolari e annessiali, in una zona dove le ghiandole apocrine sono più rappresentate. Nella maggior parte dei casi tende a riassorbirsi spontaneamente, ma va valutato se persiste o si infiamma.

L’anatomia della zona: ghiandole sebacee e apocrine

Per capire il fenomeno, bisogna prima ricordare come è fatta la cute nella zona inguinale e ascellare.

Il laser colpisce soprattutto la melanina del fusto e del bulbo pilifero. Le ghiandole sebacee riversano il secreto nel canale follicolare, mentre le ghiandole apocrine sboccano nel follicolo pilifero, nelle aree in cui sono presenti.

Ogni unità pilosebacea è composta dal follicolo pilifero e da strutture ghiandolari associate:

  • Le ghiandole sebacee: producono sebo e il loro dotto escretore si apre direttamente nel canale follicolare. Sono diffuse su quasi tutto il corpo, con la massima densità su viso, cuoio capelluto e parte superiore del tronco.

  • Le ghiandole apocrine: presenti in aree specifiche ricche di peli terminali (ascelle, zona pubica, areole). Producono un secreto viscoso, ricco di proteine e lipidi, che viene decomposto dai batteri cutanei originando l’odore corporeo.

Il laser a diodo e l’azione sui tessuti

Il laser a diodo (spesso disponibile in configurazioni 808 nm o 808/1064 nm) agisce principalmente per fototermolisi selettiva: l’energia luminosa viene assorbita dalla melanina del fusto e del bulbo, convertendosi in calore. Questo aumento termico mira a denaturare le cellule staminali della matrice e del bulge. Grazie alla sua lunghezza d’onda, il diodo ha una profondità di penetrazione maggiore rispetto all’Alexandrite (755 nm), raggiungendo il derma profondo dove si trovano il bulbo pilifero e le strutture annessiali adiacenti.

Il meccanismo di formazione della cisti post epilazione:

Le ghiandole apocrine (come abbiamo visto, tipiche di ascelle e inguine) sboccano nel follicolo pilifero. Durante il trattamento, il calore generato nel pelo si propaga per conduzione alle strutture adiacenti.

Il processo avviene in queste fasi:

  1. Possibile irritazione o alterazione termica del dotto: Il calore altera l’integrità della parete del dotto escretore della ghiandola apocrina.

  2. Stravaso o accumulo: Il dotto, danneggiato, non riesce più a veicolare il secreto verso l’esterno. Il secreto può accumularsi localmente o determinare una piccola reazione infiammatoria nel derma circostante.

  3. Incapsulamento: L’organismo reagisce isolando il secreto “fuori posto”, formando una raccolta circoscritta. Clinicamente, si presenta come un piccolo nodulo sottocutaneo, solitamente singolo, mobile e asintomatico.

  4. Risoluzione: In assenza di segni di infezione batterica (se la procedura è stata eseguita correttamente), il nodulo tende a riassorbirsi spontaneamente quando il tessuto metabolizza il secreto accumulato.

Per questo motivo la formazione tende a presentarsi come:

  • Singola, perché il danno è localizzato al dotto della ghiandola adiacente al follicolo colpito

  • Ben delimitata, perché il tessuto la incapsula in modo compatto

  • Destinata a riassorbirsi, perché una volta che il secreto viene gradualmente riassorbito dal tessuto, la sacca si svuota e scompare

Formazione-cisti-post-laser

E le ghiandole sebacee?

Esiste un effetto documentato anche sulle ghiandole sebacee, sebbene osservato con lunghezze d’onda differenti. Uno studio pilota di Manuskiatti, Dierickx et al. (J Am Acad Dermatol, 1999) su soggetti trattati con laser Rubino (694 nm) ha evidenziato un dato interessante: a 9 mesi dal trattamento, il 68% dei soggetti presentava un aumento dell’escrezione sebacea superficiale, nonostante le ghiandole risultassero istologicamente ridotte di volume.

L’ipotesi: La distruzione del follicolo pilifero elimina la “resistenza meccanica” che il pelo oppone al flusso del sebo. Tuttavia, se il dotto escretore subisce un danno strutturale, questo equilibrio si rompe, favorendo accumuli profondi laddove il deflusso è impedito.

⚠️ Nota tecnica importante: Questo studio si riferisce al laser Rubino. Per il laser a Diodo (808 nm – 1064 nm), il bersaglio clinico più rilevante in aree come ascelle e inguine rimane la ghiandola apocrina, situata più in profondità nel derma.

Perché proprio l’inguine e le ascelle?

Queste aree presentano una combinazione di fattori che ne aumenta la vulnerabilità:

  • Alta densità ghiandolare: Queste zone sono i distretti principali delle ghiandole apocrine (monte di Venere, grandi labbra, perineo, ascelle). Il rischio di noduli da ritenzione può aumentare con la maggiore concentrazione di queste ghiandole

  • Sottigliezza dei tessuti: Nelle zone più mediali dell’inguine, la cute è estremamente sottile. A parità di energia (fluenza), il calore si propaga più rapidamente ai tessuti profondi, aumentando il rischio di coinvolgimento termico dei dotti ghiandolari adiacenti.

  • Fattori meccanici (rasoio e attrito): L’uso del rasoio pre-seduta può generare micro-traumi, mentre indumenti stretti o sintetici nel post-trattamento aumentano la temperatura locale e l’infiammazione, ostacolando il normale svuotamento dei dotti.

Perché non succede a tutti?

Non tutte le persone sviluppano questa reazione. Oltre ai fattori esterni (tecnologia laser, abbigliamento, rasoio), esiste una componente soggettiva determinante:

    • Profilo Ormonale e Recettoriale: Le ghiandole apocrine e sebacee sono organi androgeno-dipendenti. Nelle donne con una forte attività ormonale o una particolare sensibilità recettoriale, queste ghiandole sono più voluminose e producono un secreto più denso. Una ghiandola più “attiva” è anatomicamente più vicina al follicolo e più soggetta a stasi se il dotto viene minimamente alterato.

    • Conformazione del Dotto: Esiste una variabilità anatomica naturale. Alcuni soggetti presentano dotti escretori più stretti o tortuosi. In questi casi, anche un lievissimo edema (gonfiore) dei tessuti circostanti causato dal calore del laser è sufficiente a “strozzare” il condotto, impedendo il deflusso del secreto.

    • Reattività del Tessuto Connettivo: Alcune pelli rispondono all’insulto termico con un edema interstiziale più marcato. Questo gonfiore preme meccanicamente sulla parete del dotto ghiandolare dall’esterno, facilitando l’accumulo del liquido e la successiva formazione del nodulo.

È pericoloso? Quando preoccuparsi

In genere, queste formazioni sono benigne e transitorie. I noduli da ritenzione post-laser tendono a riassorbirsi spontaneamente in qualche settimana. È tuttavia necessario un consulto specialistico se il nodulo:

  1. Aumenta rapidamente di volume.
  2. Presenta segni di flogosi acuta (dolore, calore, arrossamento pulsante), che indicano una sovrainfezione batterica.
  3. Causa prurito intenso persistente nelle settimane successive
  4. Persiste oltre le 6-8 settimane senza segni di regressione.

In questi casi, il medico può intervenire con terapie topiche, infiltrazioni di corticosteroidi per ridurre l’edema tissutale o, raramente, con un drenaggio ambulatoriale o, nei casi persistenti, una piccola escissione ambulatoriale.

Cosa fare per prevenire il problema nelle sedute future

Alcune accortezze procedurali e consigli post-trattamento possono ridurre significativamente il rischio di occlusioni ghiandolari:

    • Tempistiche della rasatura: Evitare il trattamento se la cliente ha effettuato la rasatura nelle 12-24 ore precedenti presentando irritazione, eritema o micro-lesioni. La cute dovrebbe essere perfettamente integra per minimizzare la risposta infiammatoria superficiale.

    • Modulazione dei parametri: È consigliabile ridurre la fluenza (J/cm²) o aumentare la durata dell’impulso nella zona inguinale interna. Poiché in quest’area la cute è più sottile e la densità ghiandolare è maggiore, l’accumulo termico è più rapido e rischioso.

    • Gestione del raffreddamento: Assicurarsi che il sistema di raffreddamento del manipolo sia a pieno regime o effettuare un pre-raffreddamento dell’area. Il freddo limita la propagazione del calore per conduzione dal follicolo verso il dotto della ghiandola apocrina.

    • Protocollo post-seduta: Applicare immediatamente prodotti lenitivi e disarrossanti (es. a base di pantenolo, bisabololo o aloe vera). È fondamentale abbassare la temperatura tissutale residua il prima possibile.

    • Educazione della cliente: Istruire la persona a indossare biancheria in cotone e indumenti ampi nelle 48 ore successive. Evitare tessuti sintetici e sfregamenti meccanici che potrebbero esacerbare l’edema dei dotti.

    • Anamnesi mirata: Prima di iniziare il ciclo di sedute, è essenziale indagare la storia clinica della cliente. Soggetti con tendenza a cisti ricorrenti, follicoliti recidivanti o idrosadenite suppurativa (HS) presentano una reattività ghiandolare anomala e richiedono una valutazione medica preventiva

Conclusione

La comparsa di un nodulo cistico dopo l’epilazione laser nella zona inguinale non è un evento casuale, né un semplice “effetto collaterale generico”. Ha una spiegazione fisiopatologica precisa: il calore del laser, penetrando in profondità, può causare un danno termico per conduzione alla parete del dotto delle ghiandole apocrine, strutture estremamente abbondanti in quest’area. Questo ne altera l’integrità, portando all’accumulo del secreto e alla formazione di una cisti da ritenzione.

Questo fenomeno, sebbene non sempre citato nei protocolli standard, è coerente con la letteratura disponibile e con l’anatomia delle aree trattate. Si tratta di un evento generalmente benigno e autolimitante, che tuttavia richiede consapevolezza da parte dell’operatore, adeguate misure di prevenzione e, qualora il quadro non si risolvesse spontaneamente, un tempestivo consulto dermatologico.

Fonti scientifiche di riferimento:

La letteratura scientifica citata conferma che l’interazione tra laser e strutture annessiali (ghiandole) è un fenomeno fisico misurabile, legato sia alla profondità di penetrazione della lunghezza d’onda (Diodo 808-1064 nm) sia alla diffusione del calore per conduzione termica (Teoria di Altshuler).

Leggi anche  Differenza tra edema follicolare e follicolite

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Anestetici locali vietati

Anestetici locali vietati

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Laser e anestetici topici

Se raffreddare la pelle può essere utile per rendere più confortevole il trattamento laser, ci sono dei limiti normativi e tecnici che è bene conoscere e non sottovalutare.

Cosa dice la legge

Il D.M. 206/2015, che norma le tecnologie da utilizzare in estetica, nella scheda 21B, nella sezione in cui parla delle modalità di applicazione del laser, dice testualmente: “utilizzare un sistema di raffreddamento della cute, che si può sviluppare attraverso il contatto di una parete fredda, sia utilizzando aria e/o spray criogeno, sia mediante un opportuno strato di gel freddo o prodotto equivalente.”

Vediamo quindi come comportarci.

Raffreddamento col manipolo

Utilizzare il raffreddamento per diminuire il disagio di un calore eccessivo è molto utile, ma è fondamentale prestare la massima attenzione a non esagerare.

Annientare completamente la sensibilità cutanea è molto pericoloso, poiché la persona trattata non sarà in grado di avvisare qualora il calore fosse troppo intenso, alzando così inevitabilmente il rischio di bruciature o altri danni (vedi articolo specifico “Manipolo troppo freddo).

Spray criogeno, gel o prodotto equivalente

Esistono in commercio alcuni prodotti cosmetici che possono essere utilizzati per generare freddo, generalmente si tratta di gel. Tecnicamente è preferibile utilizzare il sistema precedente, ma anche questo metodo può essere utile per diminuire il discomfort del trattamento laser. Ma ci si deve limitare a questo, solo ad un cosmetico.

E l’anestetico?

L’anestetico topico generalmente è un prodotto in crema che contiene questi principi attivi, singoli o associati: Benzocaina, Prilocaina HCl, Tetracaina HCL e Lidocaina. Raramente si possono verificare reazione allergiche o anafilattoidi associate all’uso di queste sostanze; ricorda che gli anestetici sono classificati come farmaci.

Non sono cosmetici, e, in quanto tale, non possono essere utilizzati dall’estetista, su questo non ci sono dubbi, non ci sono interpretazioni che tengano. 

La legge 1/90, nell’art, 1 comma 2, dice chiaramente che l’estetista può lavorare utilizzando apparecchi  elettromeccanici  per uso  estetico  e con “l’applicazione dei prodotti cosmetici definiti tali dalla legge 11 ottobre 1986, n. 713.”

Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità è scritto che “i farmaci che inducono l’anestesia, detti anestetici, vengono utilizzati durante gli interventi chirurgici, o altre procedure mediche, per rendere insensibili alcune parti del corpo o per generare uno stato di sonno artificiale.

Se è vero che utilizzare un farmaco è vietato, contravvenire a questa indicazione significa NON RISPETTARE LA LEGGE.

Cosa succede se provoco un danno?

Se hai lavorato senza rispettare la normativa è ovvio che sei passibile di denuncia da parte di chi ha subito un danno (ma non solo, anche di qualche concorrente che decide di segnalarti alle autorità) e sanzioni.

Inoltre, ricorda che nessuna assicurazione ti potrà supportare rifondendo economicamente la cliente danneggiata.

Perché mai andare a cercare una serie di problemi che si possono evitare semplicemente lavorando con dei protocolli corretti?

Fonti:

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/anestesia-locale#usi-degli-anestetici-locali

Disciplina dell’attivita’ di estetista. (GU Serie Generale n.4 del 05-01-1990)

Vedi anche “Laser e peli rossi”

Laser e peli rossi

Laser e peli rossi

❓LO SAPEVI? 👩

Laser e peli rossi

L’epilazione laser è una delle tecniche più efficaci per la rimozione permanente dei peli superflui.

La luce laser colpisce il follicolo pilifero, danneggiandolo e impedendo la crescita futura dei peli, ma è bene sapere che non tutti rispondono ugualmente bene a questo trattamento.

Questo articolo esplora i motivi per cui l’epilazione laser è meno efficace, se non impossibile, sui peli rossi.

Principi di Fototermolisi Selettiva

L’epilazione laser si basa sul principio della fototermolisi selettiva. Il laser emette una luce con una specifica lunghezza d’onda che viene assorbita dalla melanina, il pigmento responsabile del colore del pelo. Quando il raggio laser viene assorbito dalla melanina, la sua energia si trasforma in calore, che danneggia il follicolo pilifero denaturando le proteine che lo costituiscono, senza intaccare la pelle circostante.

Questo processo riduce la capacità del follicolo di produrre nuovi peli.

Tipi di melanina

Esistono due tipi principali di melanina: eumelanina e feomelanina. L’eumelanina è il pigmento dominante nei peli scuri (neri e marroni), mentre la feomelanina è prevalente nei peli biondi e rossi.

 

Perché il laser non è efficace sui peli rossi?

Il laser per l’epilazione è progettato per colpire l’eumelanina. La Scienza ci dice che questo tipo di melanina assorbe efficacemente la luce del laser, permettendo la conversione in calore necessario per distruggere il follicolo pilifero. 

Al contrario, la feomelanina dei peli rossi non assorbe la luce laser con la stessa efficacia. Questo significa che i peli rossi non si riscaldano abbastanza per danneggiare i follicoli piliferi, rendendo il trattamento inefficace.

Oltre alla differenza nell’assorbimento della luce, i peli rossi tendono anche ad avere una minore concentrazione di melanina rispetto ai peli scuri. Questo riduce ulteriormente la capacità del laser di generare il calore necessario per danneggiare il follicolo.

Quindi si escludono a priori i trattamenti le persone con capelli/peli rossi?

Non esattamente.

Quando non si ha la certezza di trovarsi davanti ad una persona con peli ricchi di feomelanina, è bene analizzare con una microcamera l’area da trattare.

Potrebbe trattarsi di un “falso rosso”, che in realtà ha, magari solo in una specifica area corporea, peli castani.

Così come può accadere il contrario, soggetti castani che in realtà sono rossi.

 

 

L’importanza del check-up iniziale

Per evitare ogni genere di problematica e dare aspettative sbagliate, è bene dedicare tutto i tempo necessario ad un check-up accurato PRIMA di iniziare ad eseguire qualsiasi trattamento.

Fonti:

Gadberry, C.  “Laser hair removal for lighter skin types with non-pigmented or light hair: an investigation and clinical evaluation.” Lasers in Surgery and Medicine, 40(5), 324-327

Ross, E.V., Ladin, Z., Kreindel, M., & Dierickx, C.  “Theoretical considerations in laser hair removal.” Dermatologic Clinics, 23(1), 69-85

 

Vedi anche “Laser e peli bianchi”

Laser e peli bianchi

Laser e peli bianchi

❓LO SAPEVI? 👩

Laser e peli bianchi

L’epilazione laser è una procedura estetica ampiamente usata per la rimozione permanente, e quindi duratura, dei peli superflui. Tuttavia, la sua efficacia sui peli bianchi è una sfida significativa, poiché questi sono privi di melanina, il principale cromoforo per l’assorbimento dell’energia laser. Esploriamo le difficoltà dell’epilazione laser sui peli bianchi, le tecniche alternative emergenti e le possibili soluzioni per migliorare i risultati.

Principi di Fototermolisi Selettiva

penetrazione laser

La fototermolisi selettiva è un principio fondamentale nel campo della dermatologia laser, sviluppato da R. Rox Anderson e John A. Parrish nel 1983. Questo concetto ha rivoluzionato l’uso del laser in medicina, permettendo trattamenti più sicuri ed efficaci per una varietà di condizioni cutanee. La fototermolisi selettiva sfrutta le proprietà fisiche della luce e la specificità biologica dei tessuti per distruggere selettivamente bersagli specifici senza danneggiare i tessuti circostanti.

La fototermolisi selettiva si basa su due principi fondamentali:

  1. Selezione dello Spettro di Assorbimento:
    • Il tessuto bersaglio deve avere un cromoforo (una molecola che assorbe la luce) con uno spettro di assorbimento specifico, per cui il colore del raggio laser deve essere complementare del cromoforo stesso. Questo permette al laser di essere sintonizzato su una lunghezza d’onda che viene assorbita preferenzialmente dal berrsaglio, riducendo al minimo l’assorbimento da parte dei tessuti circostanti.
  2. Durata dell’Impulso:
    • La durata dell’impulso laser deve essere breve, ma sufficientemente lunga per riscaldare il cromoforo fino a causare un danno termico controllato, senza permettere al calore di diffondersi ai tessuti circostanti. Questo è definito TRT (tempo di rilassamento termico) del bersaglio, che corrisponde al tempo necessario perché il cromoforo disperda almeno il 50% del calore assorbito.

Qual è il bersaglio nell’epilazione laser?

La melanina del pelo è il cromoforo bersaglio. L’energia laser viene assorbita nello specifico dalla EUMELANINA, riscaldando e distruggendo le cellule germinative ed il bulge senza danneggiare la pelle circostante.

Quindi il laser non funziona sui peli bianchi?

La Scienza ci dice che, essendo i peli bianchi privi di melanina, fondamentale per il successo dell’epilazione laser, non assorbono efficacemente l’energia laser utilizzata per trattare i peli pigmentati, rendendo il trattamento inefficace.

E i peli rossi?

Stesso discorso, il rosso della FEOMELANINA non è un buon bersaglio per noi, il rosso non può essere complementare di sé stesso!

TECNICHE ALTERNATIVE

Le innovazioni nella tecnologia dell’epilazione laser stanno avanzando, ma rimane una necessità critica di migliorare l’efficacia dei trattamenti per i peli bianchi. L’elettrolisi offre una soluzione efficace, ma i tempi di trattamento più lunghi e la necessità di operatori qualificati ne limitano l’uso.

I fotosensibilizzatori e le combinazioni di RF e laser rappresentano approcci promettenti che richiedono ulteriori ricerche e sperimentazioni cliniche per determinare la loro efficacia e sicurezza a lungo termine, ma ad oggi siamo ancora in attessa di altre alternative o nuovi protocolli.

Fonti:

Sadick, N. S. (2004). Laser and Light Devices for the Treatment of Unwanted Hair. Clinics in Dermatology, 22(6), 480-486.

Avram, M. M., & Rogers, N. E. (2009). Laser hair removal: a review. Dermatologic Surgery, 35(12), 1705-1717.

Ross, E. V., Ladin, Z., Kreindel, M., & Dierickx, C. (2002). Theoretical Considerations in Laser Hair Removal. Dermatologic Clinics, 20(1), 69-86.

Vedi anche “Fototermolisi selettiva”

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