da admin | Set 18, 2023 | Scienza laser
LO SAPEVI?

A causa del costo elevato e della lunga durata dell’elettrolisi, i professionisti erano sempre alla ricerca di un’alternativa.
Nel 1885 Leopold Freund, pioniere della radioterapia, usò i raggi X per curare un neo peloso. Dopo 20 ore di esposizione ai raggi X i peli caddero. Nel 1901 venne pubblicata questa nuova metodologia con i risultati ottenuti, suscitando grande interesse nel mondo medico ed il trattamento dei peli superflui con i raggi X decollò.
Negli anni ’20, i dispositivi a raggi X erano popolari come metodo di depilazione rapido e indolore, molto più di quanto lo sia oggi il laser.
Passarono altri 10-15 anni prima che le conseguenze mortali di questo trattamento diventassero evidenti, quando la maggior parte dei pazienti contrasse il cancro e molti morirono. E ovviamente questa metodologia venne accantonata.
Serviva quindi una nuova alternativa più confortevole e rapida dell’elettrolisi galvanica.
Nacque così la termolisi (o diatermia a onde corte), sviluppata dal dottor Bordier di Lione nel 1923.
La termolisi funziona secondo lo stesso principio del forno a microonde, utilizzando una corrente alternata ad alta frequenza che cambia costantemente polarità e quindi direzione.
La costante attrazione e repulsione degli atomi all’interno dei tessuti genera attrito delle strutture atomiche nella materia circostante e si traduce in un effetto di riscaldamento che può raggiungere anche 60°. Per dirlo con parole più semplici, l’attrito dovuto alle vibrazioni è un fenomeno che ricorda il calore generato dallo sfregamento di due bastoncini per accendere un fuoco.
Quando questa corrente CA passa attraverso una sonda (l’ago) inserita nel follicolo pilifero accanto ai peli, la sua energia a radiofrequenza si converte in calore all’interno del liquido presente nel follicolo, che poi elettrocoagula il tessuto circostante.
La termolisi è molto più rapida e semplice da applicare rispetto al metodo galvanico originale.
È stata originariamente introdotta come metodo per rimuovere il vellus (peluria chiara) estendendone poi l’applicazione a tutte le tipologie di peli, grazie anche alla più rapida velocità di applicazione.
Nel prossimo post vedremo cos’è, come si è evoluta oggi la tecnologia, e come le stesse elettrolisi e termolisi sono cambiate nel tempo.
Vedi anche “L’elettrolisi”
Foto: South Australian Medical Heritage Society – Museo Virtuale
da admin | Set 5, 2023 | Scienza laser
LO SAPEVI?

La definizione corretta dell’epilazione laser è “riduzione progressiva dei peli”, mentre è un errore chiamarla “rimozione PERMANENTE o DEFINITIVA”, poiché si farebbe una promozione del trattamento ingannevole, e quindi sanzionabile da parte delle autorità.
Dai primi anni ’90 negli Stati Uniti si utilizzano i laser per epilazione, approvati anche dalla Food and Drug Administration (FDA), ma non per l’epilazione definitiva.
Il Bollettino informativo sulla salute dei consumatori della FDA del 27 giugno 2007 afferma:
“La Food and Drug Administration (FDA) statunitense riconosce l’elettrologia come strumento di depilazione permanente. L’identificazione della FDA nel Titolo 21, CFR, Sez. 878.5350 per gli epilatori ad ago è: “un dispositivo destinato a rimuovere il pelo distruggendo la papilla dermica di un pelo”. Poiché nessun altro apparecchio per la depilazione ha l’identificazione univoca di “distruggere la papilla dermica di un pelo”, solo gli elettrologi possono rivendicare la depilazione permanente nella loro pubblicità”.
L’Agenzia governativa americana ha dato il via ad un’onda che si è propagata rapidamente in tutto il mondo, ed ormai è , o dovrebbe essere, di dominio pubblico l’informazione che con epilazione “permanente” o “definitiva” si deve definire la riduzione stabile e a lungo termine del numero di peli che ricrescono dopo un determinato numero di sessioni.
Per questo motivo, una vera Professionista ragguaglia i propri Clienti, tramite il consenso informato, circa aspettative e possibili alternative al trattamento laser, che resta comunque la tecnologia più diffusa e richiesta per la riduzione dei peli superflui.
Ma vediamo cosa utilizzano gli elettrologi.
Esistono ben tre metodiche epilatorie per rimuovere i peli in modo permanente e definitivo.
In estetica si usa da quasi centocinquanta anni l’ago elettrico, normato in Italia dalla scheda n.16 del D.M. 206/2015. Inizialmente si utilizzava la corrente galvanica, poi si è passati alla termolisi e successivamente alla tecnica blend, che unisce le altre due.
Il sistema di funzionamento di queste tecniche è decisamente diverso dal laser, trattandosi di una sonda (l’ago) che penetra nel follicolo con l’obiettivo di coagulare i tessuti circostanti (cellule germinative e bulge).
Questo consente di operare su qualsiasi tipologia di pelo, ottenendo ottimi risultati sui peli troppo chiari (biondi o bianchi) e rossi, indipendentemente dalla loro fase di crescita, che con il laser o la luce pulsata(IPL) non sarebbero trattabili.
L’elettrolisi galvanica
Nel lontano 1875 l’oculista Dottor Charles Michel inventò questo metodo per la delicata procedura di rimozione delle ciglia incarnite: collegò un ago dorato all’elettrodo negativo di una batteria, e lo inserì nel follicolo pilifero delle ciglia.
Prende il nome proprio dalla cella galvanica (quella che conosciamo come batteria) che alimentava questi primi dispositivi. Nonostante l’enfasi sul termine “elettro”, l’elettrolisi galvanica è un processo chimico.

È noto infatti che l’applicazione diretta di una corrente elettrica a bassa tensione ad una soluzione salina produce una reazione chiamata elettrolisi.
Nel nostro caso specifico, quando l’ago viene introdotto nel follicolo, la sua carica negativa provoca la scomposizione del sale e dell’acqua nei rispettivi elementi chimici, che vengono poi rapidamente riorganizzati per formare sostanze completamente diverse.
Le nuove sostanze prodotte durante l’elettrolisi galvanica sono l’idrossido di sodio e il perossido di idrogeno. L’idrossido di sodio (noto anche come lisciva) è caustico e agisce come un detergente: è un efficace agente distruttivo che, quando viene prodotto nel follicolo pilifero, distrugge le cellule germinative che danno origine ai peli.
La disgregazione chimica del follicolo continua anche dopo la rimozione del pelo; alcuni operatori rimuovono il pelo stesso molto prima della sonda. L’altro composto residuo prodotto dalla reazione della liscivia nel follicolo è il perossido di idrogeno che, a queste concentrazioni, mantiene il follicolo sterile e aiuta ad innescare il processo di guarigione.
Il dermatologo William Hardaway rimase colpito da questa tecnica e la sperimentò sui pazienti con problemi di ipertricosi. con un tale successo che decise di presentarla all’American Dermatological Association.
L’uso della tecnica si diffuse rapidamente negli ambienti medici. Nel 1889 un medico di Detroit riferì di aver trattato oltre 1.500 casi di peli superflui con l’elettrolisi.
Ben presto la depilazione sfuggì alle mani dei medici e venne praticata da barbieri, parrucchieri ed estetiste negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia, mentre in Francia poteva essere utilizzata solo dai medici.
L’elettrolisi, pur soddisfacendo l’esigenza di rimuovere i peli, che già all’epoca in cui fu inventata era molto sentita, non era scevra da problematiche.
Alcune di queste erano dovute ai limiti tecnici delle attrezzature utilizzate, altri erano inerenti al metodo: si manifestavano frequenti infezioni, il processo era molto lento, spesso doloroso, poteva produrre cicatrici evidenti se eseguito in modo affrettato o errato e/o creare problemi di pigmentazione nelle aree trattate.
La tolleranza del paziente, la variazione del tipo di pelle e di peli, l’affaticamento dell’operatore, l’acutezza della vista e il costo dei trattamenti sono stati tutti fattori che hanno inevitabilmente influenzato l’esito delle sedute. Il fatto che i pazienti abbiano dovuto sopportare tutti questi inconvenienti ci dà un’idea di quanto fossero disperati nel tentativo di eliminare i peli superflui.
Si rese necessario evolvere questa tecnologia, cosa che avvenne 50 anni dopo con la termolisi.
Lo vedremo nel prossimo articolo
Vedi anche “tecnica blend”
da admin | Ago 16, 2023 | Protocolli laser
LO SAPEVI?
Quando sono arrivati sul mercato i primi laser, era consuetudine distanziare tra loro le sedute di circa 30 giorni, una al mese.
Nel tempo i protocolli operativi sono cambiati e spesso leggiamo di sedute distanziate perfino di tre mesi l’una dall’altra.
Ci siamo chiesti se questo fosse corretto, e abbiamo fatto un’accurata ricerca in rete per trovare qualche fonte scientifica che avvalorasse la fondatezza di un diradamento delle sessioni tanto importante a beneficio di un’ottimizzazione dei risultati, ma non l’abbiamo trovata.
Abbiamo invece reperito un studio comparativo molto interessante, pubblicato sull’International Journal of Dermatology, che dimostra e conferma innanzitutto che il danno biologico controllato ottenuto è influenzato, come già si sapeva, dalla fluenza, dalla lunghezza d’onda, dalla durata dell’impulso e dalla grandezza dello spot (la punta del manipolo).
In una revisione retrospettiva della cartella clinica di 176 pazienti sottoposti ad epilazione laser assistita con un laser a diodi sono stati selezionati 24 pazienti. Tutti hanno accettato di essere seguiti per 5 mesi. Alla fine dello studio i pazienti sono stati interrogati sull’efficacia del trattamento e sugli effetti avversi, ed è stato effettuato anche il conteggio dei peli, per avere elementi oggettivi utili.
Anche i vari effetti avversi (dolore, vesciche o erosione, iperpigmentazione, ipopigmentazione e follicolite) sono stati esaminati durante il periodo di follow-up per ottenere dei dati statistici.
La riduzione media dei peli è stata del 78,1%, 45,8% e 28,7% rispettivamente con intervallo di 45, 60 e 90 giorni (P < 0,0001).
La cadenza 30-45 giorni quindi, salvo rare eccezioni, resta al momento la più performante per ottimizzare tempi, risultati e costi.
Quando ci accorgiamo, dopo diverse sedute, che la ricrescita dei peli sta rallentando e che il nostro cliente si presenta con pochissimi peli da colpire, possiamo semplicemente modificare la modalità operativa, impostando frequenza più bassa e fluenza più alta, sempre valutando come il nostro laser performa meglio e quali feedback riceviamo dal soggetto trattato.
Fonte: studio PMID: 15663662
Vedi anche come e quando cambiare il filtro dell’acqua
da admin | Ago 2, 2023 | Manutenzione
LO SAPEVI?
Essendo un dispositivo estremamente sofisticato, il laser richiede delle attenzioni particolari.
D’estate la temperatura spesso diventa insopportabilmente elevata, sottoponendo persone e macchinari ad uno stress eccessivo.
Tutti i dispositivi che necessitano di un sistema di raffreddamento hanno bisogno di lavorare in ambiente climatizzato, generalmente ad una temperatura non superiore ai 26°.
Pertanto ti conviene attrezzare la tua cabina con un climatizzatore, al fine di poter garantire la migliore prestazione dei tuoi macchinari.
Uno stratagemma che potrebbe aiutarti è anche collocare un ventilatore in corrispondenza delle griglie di aerazione, accertandoti sempre che queste siano libere da qualsiasi tipo di occlusione e che l’aria possa circolare liberamente.
Talvolta può succedere che il sensore dell’acqua sia “starato”, o che le ventole, le celle di peltier o il radiatore non funzionino. In questo caso una verifica da parte dell’assistenza tecnica è indispensabile.
Vedi anche come e quando cambiare il filtro dell’acqua
da admin | Mag 31, 2023 | Manutenzione
LO SAPEVI?
Quale acqua usare per il laser a diodo?
La manutenzione di un macchinario è fondamentale affinché la sua affidabilità, efficacia ed efficienza siano sempre garantiti.
Quando il sistema di raffreddamento avviene anche tramite acqua, devi occupartene con frequenza e modalità corrette.
Innanzitutto chiariamo che acqua demineralizzata non significa distillata.
L’acqua demineralizzata (quella che si usa per il ferro da stiro, per capirci) è sì priva di calcare e gas come quella distillata, ma può contenere microrganismi di varia natura e non si può per questo considerare veramente pura.
Sul mercato esistono veri tipi di acqua demineralizzata, ma spesso di qualità non ottimale. Questo, nel tempo, potrebbe causare la formazione di depositi di sedimenti sui diodi, che a occhio nudo sembrano depositi di calcare, che ovviamente non sono, ma gli somigliano molto.
I laser di ultima generazione, con diodi a macrochannel (o macrocanali) possono lavorare anche con questa acqua, a differenza di quelli a microchannel (microcanali). Noi preferiamo comunque utilizzare acqua purissima per garantire la migliore efficienza del macchinario laser.
Appurato che per il laser è preferibile utilizzare l’acqua distillata, hai la certezza che quella che stai utilizzando vada bene per il tuo macchinario?
Le acque distillate non sono tutte uguali
Ti mostriamo l’etichetta inerente un’acqua bidistillata
Come puoi vedere sono indicati tutti i componenti ma, soprattutto, il livello di conducibilità, che nel laser è importantissimo.
Così come è importante saper e anche che tipologia di diodi ha (se micro o macro canali), come spiegato sopra.
L’acqua che va bene per altri scopi, che trovi agevolmente al discount o al supermercato, non è detto che sia indicata per il tuo laser.
COME POSSO SCEGLIERLA?
E’ fondamentale che tu segua sempre le indicazioni del costruttore, dovrebbe fornirti i parametri idonei per l’acqua adatta al laser che stai utilizzando.
Ricorda anche che è sempre meglio non rabboccare l’acqua quando ti accorgi che il livello è sceso e la macchina te lo segnala, ma svuotare il serbatoio completamente e poi riempirlo con l’acqua pulita.
COSA SUCCEDE SE SBAGLIO ACQUA?
Le sedimentazioni di cui abbiamo parlato sopra, depositandosi sui diodi, in breve tempo possono metterli sotto sforzo causandone la bruciatura. Qualcuno suggerisce di pulirli e rigenerarli, ma, per esperienza, il costo leggermente più basso non è giustificato, poiché la vita dei diodi riparati non è lunga quanto quella di diodi nuovi. Capita frequentemente che si brucino nuovamente anche dopo solo qualche mese.
Questi problemi sono risolvibili effettuando una corretta manutenzione del laser, forse vale la pena dedicarle il tempo necessario.
Vedi anche come e quando cambiare il filtro dell’acqua