LUCE PULSATA (IPL)

La luce pulsata o IPL è spesso definita laser IPL ma ha un modo di azione completamente diverso.

La parola LASER è un acronimo (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation=amplificazione di luce mediante emissione stimolata di radiazione).
L’energia luminosa prodotta da un laser è una lunghezza d’onda pura e gli effetti di quella lunghezza d’onda sono ben documentati. Un laser quindi può essere molto preciso.

Al contrario l’IPL (Intense Pulsed Light) produce luce di varie lunghezze d’onda, ed è quindi meno selettiva ed efficace.
Ogni impulso è un cocktail di lunghezze d’onda diverse, ed ognuna di esse produce un diverso effetto sul tessuto.
Proprio per questo l’energia fototermica che attraversa il pelo seguendo la melanina viene assorbita anche da pelle e globuli rossi che hanno un coefficiente di assorbimento simile e quidi attraggono anche alti livelli di energia prodotti dalla luce pulsata rendendola meno efficace.

Con questa complessità di potenziali usi è indispensabile una formazione di altissima qualità affinché l’operatore utilizzi con competenza la macchina IPL.
È importante si comprenda bene la differenza tra un laser e un IPL per evitare di causare lesioni. Non si possono trattare soggetti con pelle scura o abbronzata perchè il rischio di creare ustioni è molto elevato.

Moltissimi centri non hanno ancora inserito il laser a diodo, soprattutto per questioni economiche, ma anche per una errata valutazione del potenziale reale intrinseco in questa tecnologia.
Un buon laser a diodo normalmente è generalmente molto più costoso da acquistare rispetto a un’IPL e quindi molti Centri scelgono ancora di comprare la luce pulsata, senza tener conto delle diverse prestazioni.

La luce pulsata è sicuramente molto meno potente proprio per le sue proprie caratteristiche, e quando un dispositivo è sottodimensionato non potrà produrre risultati accettabili.
Nel trattamento di epilazione spesso la luce pulsata causa una miniaturizzazione del pelo piuttosto che la sua rimozione.
“I miei peli sono sempre più sottili” è un’osservazione comune dopo le sessioni di trattamento con un dispositivo IPL. Ma i peli sottili sono in realtà più difficili da rimuovere rispetto ai peli più spessi e quindi rendere i peli più sottili non è buona cosa. I clienti sono quindi costretti a sottoporsi ad un numero maggiore di sedute di trattamento.

RISPETTO AL LASER A DIODO QUESTO METODO è:

  • di più lenta applicazione per ogni seduta
  • richiede un maggior numero di sedute (ogni 21-30 gg contro i 30-40 di TOPLASER 808)
  • meno efficace
  • adatto solo ad alcuni fototipi
  • più costoso per il cliente
  • si può fare solo in alcuni periodi dell’anno
  • mani inesperte, cattiva manutenzione e macchinari di scarsa qualità possono creare ustioni profonde o danni di diversa natura
  • ha costi di gestione molto più alti: la lampada man mano che viene utilizzata perde di efficienza (il costo di tre cambi lampada aggiunto a quello della macchina già raggiunge e assorbe il prezzo di TOPLASER808)
  • il manipolo deve essere sostituito dopo soli 30-50 mila spot
  • sarà sempre meno richiesto.

Elettrolisi e l’elettrocoagulazione

L’elettrolisi e l’elettrocoagulazione sono due tecniche molto utilizzate nella rimozione definitiva dei peli superflui.

L’elettrolisi galvanica prevede l’inserimento di un sottilissimo ago all’interno del follicolo pilifero. Si tratta di un processo molto antico (esiste da oltre 100 anni), che sfrutta le potenzialità della corrente elettrica per generare una reazione elettro-chimica dalla quale si sviluppa idrossido di sodio (una sostanza corrosiva che distrugge il follicolo pilifero).
Tale effetto, si ottiene applicando alla punta dell’ago una corrente elettrica continua, che devitalizza il bulbo nel giro di 10-20 secondi.
Al termine dell’operazione, il pelo, insieme al suo bulbo “folgorato”, viene sfilato con una semplice pinzetta.

L’elettrocoagulazione (termolisi o diatermia ad onde corte) si effettua con una tecnica simile, ma utilizzando una corrente alternata ad altissima frequenza (o a bassa lunghezza d’onda, se preferite). In questo modo il bulbo pilifero coagula direttamente sotto l’azione del calore così sviluppato, rendendo l’operazione più confortevole e meno dolorosa. Rispetto alla tecnica precedente, vengono notevolmente ridotti i tempi di applicazione della corrente (da uno a dieci decimi di secondo).

Oltre all’elettrolisi galvanica e all’elettrocoagulazione, esiste una terza tecnica, definita mista o blend, che sfrutta entrambe le modalità nel tentativo di ottenere un risultato migliore. In teoria, quindi, è più indicata per peli particolarmente duri e grossolani, come quelli maschili.

NOTE: l’inserimento dell’ago all’interno dell’ostio follicolare è un’operazione delicata, che dev’essere eseguita con cautela e sotto sorgente luminosa ad alta intensità; se ben condotta risulta assolutamente indolore e sicura. L’ago, infatti, è in realtà una piccola sonda che, se ben maneggiata, non punge la pelle ma viene semplicemente infilata nel follicolo pilifero, risultando indolore.
La scelta dell’una o dell’altra tecnica spetta allo specialista, sulla base della sua esperienza, dell’area da trattare e delle caratteristiche del pelo. Gli operatori possono inoltre utilizzare sonde diverse per dimensioni e particolarità tecniche.

Dal momento che i follicoli piliferi che si trovano nella fase di telogen (di riposo) sono più difficili da distruggere rispetto a quelli che stanno crescendo (anagen), si consiglia di rasare i peli da trattare 3 o 4 giorni prima del trattamento. In questo modo i peli visibili durante l’elettrocoagulazione si troveranno in fase anagen e saranno più facilmente asportabili. Al posto degli apparecchi ad ago, sono recentemente comparsi sul mercato dispositivi elettronici a pinza, che non offrono, tuttavia, le medesime garanzie di successo. Analogo discorso per gli apparecchi destinati all’uso domestico.

EFFICACIA E LIMITI DI UTILIZZO

Il principale limite dell’elettrocoagulazione, e ancor più dell’elettrolisi, risiede nei lunghi tempi necessari per ottenere il risultato sperato. Ogni follicolo pilifero, infatti, deve essere trattato singolarmente; in linea di massima, inoltre, sono necessarie più sedute per ottenere l’allontanamento definitivo del pelo.
Ogni seduta dura in media dai 15 ai 30 minuti; durate superiori non sono in genere compatibili con la pazienza del soggetto e con quella dell’operatore (la cui vista e precisione risultano essenziali per la buona riuscita del trattamento). In un simile lasso di tempo, a seconda della metodica utilizzata, si potranno trattare soltanto dai 60 ai 600 peli circa.
Chi è intenzionato a risolvere il problema dei peli superflui sfruttando le potenzialità dell’elettrolisi o dell’elettrocoagulazione, dovrebbe quindi considerare il loro peso economico e i lunghi tempi di attesa (in media un anno, un anno e mezzo); solo a quel punto sarà possibile tagliare l’agognato traguardo. In ogni caso, il successo del trattamento, la stabilità dei risultati e gli effetti collaterali, variano da persona a persona, anche in base al tipo di strumentazione utilizzata e all’abilità dell’operatore. Per questo motivo è molto importante informarsi preventivamente sull’esperienza e sulle certificazioni del professionista a cui ci si rivolge.
L’elettrolisi e l’elettrocoagulazione possono essere usate sia dagli uomini che dalle donne. Il risultato è strettamente influenzato dalla dimensione del pelo; perciò, nei maschietti saranno necessari più trattamenti per ottenere la progressiva devitalizzazione dei follicoli piliferi.

EFFETTI COLLATERALI

Se utilizzata da mani inesperte, l’elettrolisi può causare la comparsa di formazioni cheloidi (cicatrici) ed infezioni. Il metodo può inoltre risultare doloroso e portare ad un locale sbiadimento o inscurimento cutaneo. Per diminuire la percezione del dolore può essere utile l’applicazione di un anestetico locale, quale ad esempio l’EMLA (a base di lidocaina e procaina), un’ora prima del trattamento. In genere, gli effetti collaterali dell’elettrolisi sono comunque temporanei e limitati alla comparsa di piccoli edemi (gonfiori), bruciori ed eritemi (arrossamenti cutanei) nelle sedi trattate.

NOTA BENE: i portatori di pacemaker non dovrebbero subire l’elettrolisi, indipendentemente dalla metodica utilizzata. Informare il medico sulle proprie condizioni di salute prima di procedere con il trattamento.

RISPETTO AL LASER A DIODO QUESTI DUE METODI SONO:

  • di lenta applicazione
  • dolorosi su aree delicate
  • adatti solo per aree piccole
  • più costosi
  • possono lasciare cicatrici
  • sono fastidiosi sia per il paziente che per l’operatore
  • poco richiesti
  • mani inesperte possono creare cheloidi e infezioni
  • sono utili per trattare il pelo bianco e rosso
  • macchinari più economico.


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